Dal 31 ottobre si trova in edicola il libro di Luigi Zoia “Cadere sette volte, rialzarsi otto”,  autobiografia illuminante che racconta della vita stessa dell’autore: dal suo fallimento al suo successo.

A mio parere un libro dai temi interessanti, attuali, caldi, con un titolo che è ispirato al detto giapponese “mai arrendersi, ma proseguire nonostante le difficoltà”.
In un momento in cui la crisi mondiale ha imposto il fallimento come un’esperienza comune e diffusa, Luigi Zoia parte dalla propria esperienza personale per delineare un percorso utile a leader, imprenditori, manager e a chiunque si trovi in condizioni di difficoltà, per superare le avversità partendo dalla ricostruzione della consapevolezza di sé. Sì, spesso si cade, ma bisogna imparare ad accettare la propria sconfitta per poi riuscire a rialzarsi!

Secondo un’analisi dei fallimenti in Italia, sono oltre 55.313 quelli registrati dal 2009, quando la crisi era appena iniziata. Lombardia, Lazio e Veneto le regioni con il maggior numero di imprese che hanno portato i libri in Tribunale nel 2013. L’edilizia si conferma di gran lunga il settore più colpito. Nonostante i dati  disastrosi, tanti trovano idee per rilanciarsi: c’è chi si reinventa, chi cambia settore , chi si unisce in una rete o investe nella ricerca. Serve innovazione e creatività, valorizzando le proprie competenze. Ma cerchiamo di capirne di più.

Come si può innovare?

1)      Creando un vero cambiamento

2)      Cercando nuovi mercati ancora inesplorati

3)      Non affezionarsi troppo agli schemi

4)      Stabilendo nuovi obiettivi

Come si può essere creativi?

Secondo l’indagine condotta da Wobi tra i manager italiani, in occasione del World Business del Forum di Milano, per aumentare creatività, ma anche innovazione all’interno delle proprie aziende è la formazione lo strumento a cui i manager ricorrono maggiormente, seguita dal networking, dal benchmarking, dai social media e dalle partnership con altre organizzazioni.

Per favorire la creatività e l’innovazione l’accesso alle tecnologie digitali è fondamentale, ma lo sono altrettanto anche le start-up che, proprio per il loro essere nuove sul mercato, sono le organizzazioni più propense ad essere innovative e creative, seguite a loro volta dalle imprese giovani.

Inventare, cambiare, percorrere nuove strade e puntare sul nostro “Made in Italy” che è molto apprezzato, basta vederlo dalla quantità di copie, di imitazioni e di “Italian Sound”, cioè di richiamo all’Italia nel suono della pronuncia dei marchi. Certo, ci possono essere due letture a tal proposito: la prima è quella comune: “Accidenti, ci imbrogliano”. L’altra è più razionale: il Made in Italy piace nel mondo e tutti vogliono il prodotto italiano. La nostra terra, il fashion, il design e la meccanica di precisione sono settori in cui l’Italia riesce ad avere successo, dove vi sono capacità acquisite nel tempo e riconosciute a livello mondiale.

Di fronte all’attuale scenario le aziende italiane di successo hanno prontamente messo a frutto i fattori riconosciuti all’industria italiana: la capacità “artigianale” e il gusto estetico del “Made in Italy”, spesso nel lusso.

Con un know how “quasi artigianale” è possibile costruire prodotti complessi in un mercato globale.

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