Photo by Massimiliano Sermisoni

 

In Italia la crisi sembra non passare, il lavoro scarseggia e gli imprenditori cercano sostegno per risollevarsi. Un nuovo fenomeno però sembra prendere piede: la ricerca di nuovi mercati a cui puntare.

Aziende del comparto edile, dei mobili e dei bottoni mirano alla Svizzera, altre imprese, specializzate per esempio nell’energia rinnovabile, scelgono i paesi emergenti quale il Marocco.

…ma perché proprio in Marocco?

L’accelerazione dello sviluppo economico e sociale in Marocco ha portato alla crescita della domanda di energia, che sta per aumentare del 36% all’orizzonte del 2015 e triplicare da oggi al 2030. Dati sicuramente rilevanti che pongono speranze a tutti gli operatori del settore che in Italia non vedono via d’uscita!

Preso atto che ci sia mancanza di lavoro, va però evidenziata una situazione alquanto paradossale.

Secondo un’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, infatti, ci sarebbero in realtà dei casi di “mestieri rifiutati”: dai mestieri di carattere artigianale come il panettiere, gli installatori di infissi, il falegname, il barista, il macellaio e il pasticcere, ai mestieri che richiedono uno specifico corso formativo, come l’infermiere, il tecnico informatico e l’operaio specializzato. Per tutti questi mestieri ci sarebbe un elevato livello d’offerta, ma a mancare sarebbe proprio la domanda.

In Italia i posti rifiutati sono 150 mila,  tutti posti che, a quanto leggo, non hanno “appeal” sui giovani perché sono manuali e non d’ufficio.  Sono mestieri che assicurano un posto e un reddito, ma che vengono ignorati nonostante siano ben 216.000 i giovani tra 15 e 34 anni che hanno perso il posto negli ultimi due anni.
In realtà sembra che a mancare sono formazione e informazione adeguata: basti pensare che due giovani su tre non hanno avuto alcun contatto con il mondo del lavoro durante gli studi.

Bisogna fare qualcosa!

A mio parere serve una giusta alternanza di lavoro e studio; è necessario che fin dalle scuole non si insegni solamente a studiare, ma venga data l’opportunità a questi ragazzi di iniziare a mettere “le mani” nel mondo del lavoro.

Voi cosa ne pensate?

Share

Comments

Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *