Photo by Paul Humbak.

“Le idee non nascono all’improvviso, nella testa di singoli individui geniali e visionari, chiusi a pensare nell’isolamento delle loro stanze. Le idee emergono da una dinamica creativa di scambio e connessione, nascono quando le persone si incontrano e si scambiano spunti e informazioni che insieme ricombinano, fino a mettere a fuoco concretamente l’idea creativa.” Alberto Masetti-Zannini (fondatore e presidente di Hub Milano)

Il termine coworking letteralmente significa “lavorando con”, espressione che definisce uno spazio di lavoro basato sulla collaborazione e sulla condivisione di ambienti, servizi e soprattutto di valori comuni. Si tratta di un luogo dinamico in cui diverse persone, che non necessariamente operano nello stesso settore o allo stesso progetto, lavorano condividendo lo spazio e le risorse di un normale ufficio.

Alcuni lavorano in maniera indipendente, altri in gruppo, stabilendo rapporti personali molto stretti che generano benefici per tutti grazie all’incrocio di differenti esperienze.
Il coworking è quindi un nuovo modo di lavorare: non ci sono rivalità né competizione, nessuna decisione arriva dall’alto per cui i progetti si sviluppano solamente per affinità. I cosiddetti coworker possono interagire in modo tale che ognuno, pur svolgendo in maniera indipendente il proprio lavoro, metta il proprio talento al servizio di un progetto comune.

Lo spazio di coworking è basato su condivisione, cooperazione e comunicazione, fattori che proteggono dall’isolamento e incentivano la  socializzazione, creando quindi il clima favorevole alla concretizzazione di un’idea.

Nascono collaborazioni per nuovi business e tutti dispensano piccole consulenze agli altri coworker.

Ma soprattutto questa forma di ufficio condiviso nasce per rispondere alle esigenze di coloro che grazie alle tecnologie si sono ritrovati a non lavorare più in ufficio e di conseguenza hanno sentito il bisogno di relazionarsi e allo stesso tempo di essere professionalmente riconosciuti in un ambiente consono.

Secondo un sondaggio del 2007 fatto su un campione di più di 2000 lavoratori, il 79% dei lavoratori impiegati nel settore privato e la metà di quelli impiegati nel settore pubblico erano preoccupati di sentirsi isolati e di soffrire la mancanza dell’interazione umana, se avessero dovuto iniziare un telelavoro. Il coworking ovvia proprio a tali problemi, dimostrando che le relazioni online possono tramutarsi in interazioni faccia a faccia. Alcuni spazi di coworking sono stati sviluppati infatti da professionisti nomadi alla ricerca di un’alternativa al lavorare nei bar e nei caffè, o all’isolamento in un ufficio proprio o a casa.

Il coworking offre una soluzione al problema dell’isolamento, che tanti freelance sperimentavano lavorando in casa, mentre allo stesso tempo permette loro di sfuggire alle distrazioni dell’ambiente domestico.
Sono stati individuati due modelli di coworking: il primo comprende le strutture nate con lo scopo di ottimizzare l’uso delle risorse, abbattere le spese e superare i limiti incontrati da coloro che lavorano a casa. Al secondo fanno riferimento tutte le realtà che sono andate oltre questi principi mettendo insieme tante competenze, differenti tra loro, per favorire la cooperazione e la partecipazione diretta al fine di arrivare a realizzare veri e propri team di progettazione in grado di fornire un’offerta di servizi integrati. Il loro obiettivo è quello di realizzare prodotti e servizi sfruttando il vantaggio competitivo proprio di un’organizzazione che apprende.

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