Il fenomeno coworking in Italia è ancora in fase embrionale: il sistema economico, sia pubblico che privato, deve ancora riprendersi dal colpo della “scomparsa” improvvisa del denaro pubblico cui fare riferimento.

Per molto tempo infatti l’iniziativa imprenditoriale per un giovane è stata considerata un’opzione residuale rispetto al lavoro dipendente e oggi si cercano con fatica altre strade per favorire l’auto-occupazione giovanile.
In alcuni Paesi europei, come Francia e Belgio, lo Stato stimola con finanziamenti e incentivi l’apertura di nuovi spazi di coworking che creino una sorta di ecosistema facilitante per i giovani che devono sempre più inventarsi sbocchi professionali in settori innovativi, creativi e senza la tutela di contratti di assunzione. In altri Paesi  vengono promossi bandi per finanziare e favorire la nascita di startup di business che tentino di vincere la morsa della recessione europea e che indirettamente determinano l’apertura di centri per il coworking.
La nascita e la diffusione di spazi di coworking è strettamente legata all’emergere di una cultura sociale che premi l’iniziativa imprenditoriale, oltre che alla presenza di strumenti e incentivi come bandi e finanziamenti per l’innovazione e soltanto recentemente ci sono segnali di politiche economiche pubbliche che vanno in questa direzione.

In un momento di crisi, non solo economica e sociale ma anche progettuale, gli spazi di coworking si stanno configurando, più che come luoghi di lavoro, come catalizzatori di persone orientate all’innovazione attraverso la collaborazione. Si tratta di iniziative nate dal basso: le sinergie che stanno nascendo generano pratiche che potrebbero offrire spunti non solo nell’ambito delle politiche del lavoro, da cui sono nate, ma per politiche di innovazione sociale di più ampio respiro.
Il coworking è un risultato, è uno strumento facilitante, non una causa scatenante: in Italia mancano coworker non spazi di coworking, manca la cultura del freelance, dell’imprenditore, della possibilità di fallire più volte e ricominciare a testa alta, del rischio individuale.

Per creare cultura imprenditoriale serve riconoscimento sociale, servono incentivi economici e semplificazioni normative ma sono anche necessarie reti di salvataggio, tutele di diritti sociali e previdenziali, strumenti formativi.

La pubblica amministrazione ed i corpi intermedi quali associazioni di categoria, università, consorzi, stanno infatti cominciando a muoversi con progetti promossi al fine di sviluppare questo fenomeno. Parallelamente hanno cominciato a prendere avvio alcune esperienze pilota di bandi concepiti proprio per far nascere nuove iniziative sui territori o per sostenere quelle esistenti. Le ragioni di questo interesse sono presumibilmente molteplici, a partire dalla capacità dei coworking di concentrare competenze rare e specializzate per arrivare fino al fatto che i coworking possono diventare veicoli di politiche rivolte al lavoro e allo sviluppo.

E voi, cosa pensate?

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