Alcune persone ti colpiscono fin dall’inizio. Fin dal primo contatto, capisci che saranno importanti per te. I loro valori corrispondono o completano i tuoi, ti sfidano, ti stimolano. E speri di fare altrettanto su di loro.

Queste connessioni vanno oltre il tipico rapporto di domanda-offerta che si crea nel mondo del lavoro, e quelle superficiali di interessi comuni che vanno e vengono con ogni nuovo hobby. Queste sono le relazioni che aiutano a scoprire te stesso, e tra quelle che ti fanno crescere. Spesso questi incontri sono casuali, resi possibili dal semplice fatto che alcune affinità vi hanno portato nello stesso posto allo stesso momento. A volte questa serendipità è costruita da una connessione reciproca.

In questo periodo, sto esplorando la comunità nel mondo del coworking. É un ambiente dove creiamo sia lo spazio fisico sia i momenti adatti a generare serendipità. E questo è un risultato alquanto notevole. Ma è veramente questa la cosa importante?

É un ambiente dove creiamo sia lo spazio fisico sia i momenti adatti a generare serendipità. E questo è un risultato alquanto notevole. Ma è veramente questa la cosa importante?

Sembra infatti che questo aspetto di comunità nel coworking sia poco rilevante tra le priorità di un coworker londinese. Negli ultimi quattro mesi ho valutato i bisogni dei coworkers reali e potenziali. Questo flusso di pensieri mi ha ricordato la Piramide dei bisogni di Maslow, la mia teoria preferita studiata al primo anno di psicologia.

Facendo un po’ di ricerche, questa mattina, ho scoperto che questa associazione, in realtà, era già stata fatta nientemeno che da Eric Van den Broek  — uno dei cofondatori di uno spazio parigino che per primo mi ha fatto innamorare del coworking.

Quando ci sono stata nel 2013 e ho parlato con Eric e Sophie, ho realizzato subito che l’influenza su di me sarebbe stata significativa: c’era qualcosa nel loro modo di vedere la comunità globale e il futuro del lavoro che ha risuonato in me, dandomi la possibilità di vedere le cose da tutto un altro punto di vista. Malgrado sia stato pubblicato quattro anni fa su Deskmag, l’articolo di Eric è ancora valido nel mondo del coworking che evolve rapidamente. Ma in una città competitiva e piena di startup come Londra, non esiste quantità di birra gratuita in grado di mascherare un wifi instabile, delle sedie scomode o dei prezzi alti.

Ogni spazio di coworking deve concentrarsi sull’offerta dei servizi di base prima di essere in grado di fornire il vero valore del coworking.

Il che pone la questione: cosa sono disposti a pagare i coworkers?

Fase 1: Gli ingredienti

Per la maggior parte dei coworkers, ciò che le spinge a cercare un coworking si trova alla base della piramide: stanno cercando gli strumenti essenziali per lavorare come ad esempio il wifi, scrivanie e bagni, generalmente con un budget contenuto. Sono le cose di cui sanno di aver bisogno, ma in realtà, questi bisogni potrebbero essere facilmente soddisfatti da un centro servizi, da una grande catena di coworking, o da un piccolo spazio indipendente.

Valore aggiunto: wifi, scrivanie, sedie, stampanti, armadi, sale riunioni, acqua, the, caffè, bagni
Motivazione: uno spazio di lavoro fisso senza il peso di affittare o gestire un tuo proprio ufficio
Domande:
– ci sarà posto quando ne avrò bisogno?
– posso permettermelo?
Investimento: denaro, il meno possibile

Fase 2: l’impasto

Il bisogno di separare lo spazio di lavoro da quello di casa porta alcune persone a scegliere di lavorare in un bello spazio da condividere con persone stimolanti. Per altri, il bisogno di uno spazio emerge come fattore importante solo una volta che sono entrati. Gli spazi migliori sono un po’ diversi, hanno personalità, e danno una credibilità aziendale.

Questo dipende da due fattori —  le persone all’interno dello spazio (sia chi lo gestisce, che i membri) e la qualità estetica. In questo stadio, le persone pensano al potenziale dello spazio, tenendo conto se hanno spazio per crescere, trovare clienti e consulenti, e aumentare o diminuire il loro uso del coworking.

Valore aggiunto: managers, rete professionale, atmosfera, credibilità, abbonamenti flessibili
Motivazione: un ambiente stimolante in grado di soddisfare le mutevoli esigenze di lavoro
Domande:
– posso essere produttivo in questo ambiente?
– mi interessano gli altri membri?
– posso cambiare abbonamento se le cose non vanno?
Investimento: denaro, disposti a pagare di più che in un business center

Fase 3: il forno

Una volta che le persone si sono abituate all’aspetto comunitario del coworking, iniziano a crescere nel loro spazio. É particolarmente evidente nelle giornate più difficili, in cui si ha a che fare con clienti fastidiosi e ci si sfoga con qualcuno che ti capisce, o quando si cerca un parere su come attivare i propri primi utenti, o ancora per caso, andando a pranzo con un coworker e si scopre una passione in comune. In questo luogo di lavoro non si tratta solo di affari, ma anche di persone e personalità.

Valore aggiunto: eventi, conoscenze, amici, partnership, collaborazioni, comprensione, senso di appartenenza
Motivazione: una comunità di persone che condividono la tua voglia di vivere e di fare le cose che contano per te.
Domande:
– ci sono eventi interessanti?
– ci sono altri membri con cui mi piacerebbe passare del tempo?
– Ci sono persone che ti supportano quando le cose vanno male? Mi sento a casa?
Investimento: tempo

Fase 4: La glassa

Dopo aver trovato un ruolo all’interno della comunità, le persone accettano l’idea di dare qualcosa in cambio. La sicurezza nell’ambiente che li circonda da ai membri la confidenza necessaria a condividere le proprie idee e competenze, rafforzando la loro posizione nel gruppo.

Valore aggiunto: feedback, early adopters, piattaforma per eventi, reputazione
Motivazione: un pubblico ricettivo e riconoscente con cui condividere il proprio sapere
Domande:
– rispetto le opinioni della comunità?
– vale la pena dare il mio tempo come mentore o consulente?
– gli altri sanno capire in cosa sono bravo?
– ci sono persone interessate al mio progetto?
– mi sento rispettato?
Investimento: esperienza

Fase 5: La ciliegina sulla torta

Alla fine, i membri che si sono immersi nella comunità si sentiranno come se avessero smesso di far finta di essere qualcosa che non sono. Vengono a lavoro la mattina e non importa se sono in pantaloncini o in giacca e cravatta, ma sono solo e sempre se stessi. Oltretutto, le persone intorno a loro gli sono di ispirazione per crescere costantemente nella direzione in cui vogliono svilupparsi. Questa combinazione di fattori lascia loro la libertà di perseguire il proprio obiettivo personale.

Valore aggiunto: libertà di essere se stessi, comunità come fonte di ispirazione
Motivazione: una vita piena di obiettivi e piaceri
Domande:
– Sono ispirato e produttivo?
– Sono felice?
– Sto imparando dalle persone che mi circondano?
– sono cosciente di cosa ci faccio qui?
– sono me stesso?
– sto vivendo secondo i miei valori?
Investimento:energia

Si ha quel che si investe

Sto facendo del mio meglio per non tirar fuori un cliché, ma quel che è vero è che se state investendo solo del denaro, quel che vi potete aspettare in cambio è solo dello spazio flessibile.

Se invece siete disposti ad investire un po’ di voi stessi, come il vostro tempo, l’esperienza o la vostra energia nella comunità che frequentate, vedrete nel coworking un valore nettamente superiore.

Originariamente pubblicato su introsbective.com il 21 giugno 2015
L’autrice: Rebecca Collins

Per noi di AREA COWORKING questo articolo è talmente ben fatto che non abbiamo fatto altro che ripubblicarlo.

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